COACHING

Counseling e Coaching, il primo in un’ottica più materna, esplorativa e accuditiva e il secondo in un‘ottica più paterna e orientata al risultato, si potrebbero definire come lo psicologo Perls definiva la Gestalt : una terapia per sani.

In questo paradosso – Counseling e Coaching non sono terapie – si esprimono il cuore e il valore aggiunto di queste discipline. Chi si rivolge a un Counseler o ad un Coach non è malato: è sano al punto tale di non accettare di vivere al di sotto delle proprie potenzialità.

 Clienti e non pazienti: affetti, denaro, qualità del lavoro, qualità della vita.

Chi si rivolge a un Coach o un Counselor non è malato dunque, o, comunque, non è in questo spazio che porta eventuali aspetti patologici: è piuttosto un cliente che si avvale di un professionista per fare un passo in avanti, spesso un salto: nel proprio sviluppo personale e professionale, per prendere in mano e non subire la propria vita, dal punto di vista della qualità, degli affetti, del denaro e del lavoro.

Coach e Counselor: esperti di processo

“Il miglior esperto di sé è se stesso”

Coach e Caounselor non si sostituiscono al cliente nelle sue scelte e non intervengono nei contenuti. Coach e Counsleor sono esperti del processo che porta al cambiamento. Conoscono i punti nevralgici sui quali intervenire per:

  • aiutare le persone a esplorarsi e riscoprirsi
  • portare in primo piano risorse inespresse e nuove
  • far sì che le parole si trasformino in fatti.

 Counseling : fronteggiare il cambiamento

Chi è malato, la persona o la società?

Una ventina d’anni fa il counseling si è diffuso a macchia d’olio. Fu l’effetto di un cambio di paradigma, la psicologia umanistica aveva operato un ribaltamento culturale: non sono le persone ad essere malate, ma semmai, in una società che è sempre più “malata” – reti sociali, a partire dalla famiglia, che si sfaldano – le persone hanno bisogno di un aiuto per orientarsi, riadattarsi , trovare nuove risorse, per far fronte a nuovi problemi sociali personali e professionali.

In questo contesto culturale e sociale la domanda che arriva alle professioni di aiuto (psicologi o altro) si caratterizza sempre più per una “domanda di Counseling”.

Allora come oggi la maggior parte delle persone non è, né si sente malata. Le persone chiedono aiuto per cercare supporto, aiuto, per affrontare situazioni difficili (gestione delle relazioni affettive, professionali ecc), sviluppare capacità e risorse. Si comportano da Clienti e non da Pazienti.

Il Counseling, perciò, risponde ad una domanda che, comunque, stava cambiando a prescindere dal professionista a cui veniva posta.

Coaching: una professione superficiale

“Non c’è niente di più profondo della superficie.” Oscar Wilde.

Oggi la domanda muta ancora. La maggior parte delle persone che chiedono aiuto continuano a non sentirsi malate e a cercare supporto per questioni specifiche, ma lo cercano in termini sempre più veloci. La società ha infatti velocizzato i propri processi e la richiesta di cambiamento per adeguarsi ai mutamenti sociali è sempre più pressante. Programmare il futuro in termini di anni sembra oggi anacronistico. In questo contesto le persone non chiedono di esplorare per approfondire, ma strumenti pratici per sganciarsi da situazioni non più attuali, che le tengono legate contesti passati.

Quello che serve oggi è la capacità di scivolare sulla superficie non di inabissarsi in profondità.

Gli strumenti sono sempre quelli del Counseling, ma più orientati al risultato e più concreti. Il Coaching, infatti, non nasce in ambito psicologico, per quanto poi integri con strumenti psicologici, ma in ambito pedagogico. E in una pedagogia particolare: quella sportiva. Il Coach o Allenatore è uno un fratello maggiore che ti sprona ad andare avanti, ti stimola e ti motiva.

Se il counseling, più esplorativo e accudente , risponde ancora a un paradigma culturale materno, il coach ne è la versione maschile. Più diretto e concreto, spesso anche nei temi trattati e nelle modalità: rapporto con i soldi, carriera , sviluppo di impresa, qualità della vita.

Si tratta di orientamenti, perché il Counseling non può non portare a risultati concreti e il Coaching non può arrivare ai risultati senza le persone e quindi senza aiutarle ad arrivarci da sole. In questo spazio entrano in gioco le metodologie e tecniche di processo che fanno la differenza in termini di professione.

Gestalt

La Gestalt o Psicologia della Forma, per come la conosciamo oggi, è in primo luogo un orientamento filosofico che ha messo insieme gli studi sulla percezione degli anni 30 e lo Psicodramma di Moreno per inserirli nell’ambito della la Psicologia Umanistica degli anni 60: ne è uscito un sistema di esplorazione del vissuto e delle emozioni e di gestione del cambiamento, ricco di strumenti e tecniche (la seggiola vuota, tecniche proiettive, etc.), che si possono utilizzare all’interno del Ciclo di Contatto.

Il Ciclo di contatto, cuore di questo orientamento, consiste in una chiave di lettura del processo che ci porta a contattare e poi a rielaborare anche le interferenze qualsiasi esperienza che viviamo, viviamo male o non ci concediamo di vivere (comprese le interferenze): dal mangiare un panino ad una storia d’amore.

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